Sanremo, allarme risarcimenti per 123 strutture balneari in muratura

L’avvocato Ravenna, portavoce del Coordinamento dei concessionari demaniali pertinenziali: «Passeranno allo Stato senza rimborso»

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diPaolo Isaia

Sanremo – I concessionari degli stabilimenti balneari in muratura, quando verranno bandite le gare per l’affidamento delle concessioni per effetto della Bolkestein, rischiano di non ottenere alcun indennizzo per le spese sostenute negli anni per mantenere le strutture e per le relative imposte, come l’Imu. In provincia di Imperia, le strutture in muratura in concessione sul demanio marittimo sono 123. Di queste, 43 risultano già incamerate dallo Stato. Solo a Sanremo figurano i bagni Fontana (nella parte del ristorante), i Paradiso, l’Ippocampo, i bagni Gabriella (con la piscina), nella zona della Foce, e i La Brezza ai Tre Ponti. Non soltanto stabilimenti balneari: nell’elenco ci sono anche il Morgana, sempre nella città dei fiori, e il Kursaal a Bordighera. Per le altre 80 strutture il passaggio al patrimonio statale potrebbe avvenire alla scadenza delle attuali concessioni e con l’avvio delle gare. Tra queste i bagni Nettuno e Lido Imperatrice e i Tony, in corso Vittorio Emanuele.


Il dato è contenuto nello studio di Coste360, aggiornato al primo ottobre 2026 e richiamato dal Coordinamento dei concessionari demaniali pertinenziali Italiani. In Liguria le strutture censite sono 1.028, delle quali 75 già incamerate. A livello nazionale sono circa 7.447: 689 sono già pertinenze demaniali, mentre le restanti 6.758 diventeranno patrimonio statale. A sollevare la questione è il portavoce del Coordinamento, l’avvocato Bartolo Ravenna, che pone l’accento sulle conseguenze delle gare per le imprese che hanno realizzato strutture non amovibili sul demanio. «Quando le concessioni cesseranno e le aree andranno a gara, tutti gli edifici in muratura costruiti dai concessionari sul demanio marittimo passeranno allo Stato senza alcun compenso o rimborso», afferma, richiamando l’articolo 49 del Codice della Navigazione.


Nell’Imperiese la questione interessa direttamente decine di immobili: dei 123 fabbricati censiti, 80 non sono ancora incamerati, circa due terzi del totale. Secondo Ravenna, con le gare molte imprese diventeranno gestori di immobili dello Stato. «Dovranno ricomprarsi, in gara, il diritto di usare un edificio che hanno costruito, manutenuto e ristrutturato».
Il nodo è l’indennizzo riconosciuto al concessionario uscente. Ravenna richiama l’articolo 4, comma 9, della legge 118/2022, che indica come compensazione il valore degli investimenti non ancora ammortizzati, oltre a un’equa remunerazione per quelli effettuati negli ultimi cinque anni. «Per un fabbricato costruito decenni fa e ormai ammortizzato, questo significa un valore prossimo allo zero. L’edificio passa allo Stato, che ne ricaverà un canone, e al subentrante, che lo riceve pronto, avviato, conosciuto dalla clientela. Chi lo ha costruito e custodito esce con poco o nulla».


Il Coordinamento evidenzia anche la differenza con le strutture amovibili: ombrelloni, lettini, cabine e chioschi smontabili restano del concessionario, che può rimuoverli o cederli. Un edificio in muratura, invece, resta sul demanio, comprese le opere realizzate negli anni: dal rifacimento del tetto al consolidamento delle strutture, dagli impianti ai danni delle mareggiate riparati. La richiesta è quindi di adottare criteri basati sull’«ammortamento legato alla vita utile dell’opera e non sulla durata del titolo», riconoscendo anche gli interventi di manutenzione straordinaria e ricostruzione e una remunerazione proporzionata al capitale immobilizzato. Il Coordinamento chiede inoltre che il bando-tipo attribuisca un peso specifico alla gestione e alla conservazione dell’immobile.
L’avvocato Ravenna chiama in causa associazioni di categoria e politica e si rivolge alla Conferenza Unificata, che deve ancora esprimere il proprio parere sul bando-tipo. «Il tempo per correggerlo c’è, ma è davvero poco», conclude.

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