
Genova – Da una parte, un vuoto legislativo nazionale colmato solo in parte da direttive regionali; dall’altra, un intreccio inestricabile di ricorsi puntuali ai diversi Tar e, ogni volta, l’attesa di una parola definitiva del Consiglio di Stato chiamato a intervenire su situazioni ben precise. L’ultima sentenza (relativa a due gestori di Zoagli) per i balneari è stata una pugnalata: i giudici di Palazzo Spada, respingendo il ricorso, hanno sottolineato che «il concessionario uscente è tenuto a cedere gratuitamente le opere non amovibili sul sedime demaniale» e che non esiste un meccanismo di «rimborso automatico» .
Marco Scajola, referente nazionale per le Regioni sul tema del demanio marittimo (e assessore al Demanio in Liguria), lamenta il mancato coinvolgimento degli Enti locali nel cammino che si dovrà concludere necessariamente tra 12 mesi. Ma è convinto che qualcosa ancora possa essere corretto. «Il problema è che c’è ancora molto disordine, quello che noi abbiamo richiesto e che chiediamo tuttora è che ci possa essere una normativa nazionale che chiarisca le regole di questo passaggio storico delicatissimo e fondamentale».
La scadenza ultima si avvicina: tutti i Comuni dovranno indire le procedure di gara per le nuove concessioni balneari entro il giugno del 2027 e queste dovranno essere chiuse entro il 31 settembre, 90 giorni dopo. La peculiarità della situazione italiana è stata al centro del dibattito iniziato vent’anni fa, quando nel 2006 è stata varata la Direttiva Bolkestein.
«Noi abbiamo una storia che è diversa dagli altri Paesi europei e io per primo ho ribadito più volte con forza che il tema della Direttiva Bolkestein non poteva essere un tema da trattare in Italia come negli altri Paesi perché, da quando sono esistite le spiagge con il concessionario, il nostro Paese è stato caratterizzato da una modalità di gestione fatta di aziende familiari che hanno garantito qualità e hanno contribuito a riqualificare zone del nostro territorio diventate spiagge turistiche grazie a loro».
Ora il tempo sembra davvero scaduto, cosa si può fare per correggere i problemi che ancora vengono sollevati? «Noi, come Regioni, ci siamo proposti per gestire questa fase, non perché noi volessimo in qualche maniera determinare chissà qualcosa, ma per mettere a disposizione un bagaglio esperienziale straordinario in questo settore. Devo però dire purtroppo che questo coinvolgimento non c’è stato».
A fronte di quella che l’assessore Scajola denuncia come un’esclusione dai processi decisionali, le gare stanno andando avanti a diverse velocità. «L’appello che lanciamo è che questo possa avvenire nel pieno rispetto di quelli che sono gli attuali gestori delle spiagge».
E si arriva al tema centrale: avere regole nazionali uniformi per la gestione delle gare. Perché in ballo c’è una partita industriale paragonabile a quella di una grande fabbrica: «Pensiamo che solo in Liguria lavorano circa 20 mila persone nel comparto delle concessioni demaniali marittime, tutto questo non può essere messo a rischio da quelli che possono essere i grandi gruppi o da logiche, che rischiano di destabilizzare il sistema».
A questo punto siamo veramente all’ultimo miglio. È ancora sostenibile la richiesta di avere un bando nazionale unico per tutte le concessioni? «Lo dico da 10 anni, penso di avere anche annoiato qualcuno, però quello che serve è una norma nazionale sulla gestione delle spiagge e delle concessioni demaniali marittime che preveda, al suo interno, regole chiare. Se ci troviamo davanti a tante sentenze diverse, anche in contrasto l’una con l’altra, è perché c’è un vuoto legislativo, c’è confusione e noi siamo pronti a dare il massimo sostegno per arrivare a una normativa nazionale che però deve essere fatta adesso, perché il tempo ormai sta per scadere». Una normativa, aggiunge, che nella sua analisi deve prevedere quei ristori resi estremamente complessi delle decisioni dei giudici amministrativi. «Una persona che ha lavorato, vissuto, investito risorse economiche e anche risorse personali in 20, 30 o magari anche solo 15 anni in una spiaggia, non può trovarsi davanti a qualcuno che gli dà il benservito da un giorno all’altro: questo vuol dire andare contro il rispetto del lavoro e contro il rispetto della persona».



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